PAROLA DEL MESE:

La gloria dell’uomo è il tempio di Dio

Quaresima 2006 (anno B) dalla I alla V domenica

 

riflessione di sorella Laura

Molte volte e in diversi modi ci saremo chiesti il senso e il fine della nostra vita, e in generale della vita umana. La quaresima, tempo che la Chiesa ci offre per prepararci alla Pasqua, può aiutarci in questa riflessione.

Simbolicamente la quaresima rappresenta un tempo dato all’uomo per la preparazione del trionfo di un regno, il regno di Dio (vangelo I dom. Mc 1,15), trionfo che si manifesta pienamente nella pasqua del Cristo. Poiché è la vita il “tempo” dato ad ogni uomo, la Parola che la Chiesa ci offre nella liturgia quaresimale può aprirci uno spiraglio sulla riflessione esistenziale, indicando una via, un senso e, soprattutto, una meta.

La nostra esistenza è un arco (Gn 9,13 I lett. I dom.), un arco di possibilità, un arco di tempo e di spazio, un arco teso tra cielo e terra come l’arcobaleno e in quest’arco spazio-temporale si manifesta pienamente, in tutta la creazione, la gloria della luce, quella gloria che si manifesterà pienamente nel Cristo elevato da terra (Gv 12,32 vangelo V dom.). Cristo è l’arco elevato sulle nubi (Gn 9,14 I lett. I dom.), ponte e unione tra cielo e terra, tra umanità e divinità, e in Cristo, per mezzo del quale tutte le cose sono state create, l’intera creazione trova il suo senso, il suo percorso, la sua destinazione, la sua glorificazione.

Vogliamo vedere Gesù, chiesero alcuni Greci a Filippo. Filippo andò a dirlo ad Andrea… (Gv 12,20-21 vangelo V dom.). E’ una domanda che spesso poniamo a noi stessi e agli altri, una domanda che rimbalza di generazione in generazione: vogliamo vedere, capire la divinità, vogliamo vedere e capire il senso di tutte le cose…L’uomo non ha mai smesso di interrogarsi sul senso dell’esistenza e sul mistero della divinità. Alla domanda posta dai greci, però, né gli apostoli né Gesù rispondono direttamente: gli apostoli la rimettono nelle mani del Maestro e Gesù risponde con una riflessione esistenziale sulla caducità dell’esistenza, sulla morte e sulla sua passione e con un invito a seguirlo perché dove egli sarà lì sarà anche chi lo segue (cfr. Gv 12,21-26 vangelo V dom.). Quasi a dire che il mistero resterà mistero ma all’uomo, ad ogni uomo, in Cristo Gesù è data la possibilità di incontrare e scoprire il mistero, di ascoltare personalmente la voce di Dio che rimbomba dal cielo in tutta la creazione: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò”. La folla che era presente e aveva udito la voce diceva che era un tuono. Altri dicevano che era un angelo. Gesù parla di “voce”(Gv 12,28-30 vangelo V dom.), mentre Geremia parla di una legge posta nel cuore di ogni uomo per cui non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti lo conosceranno (Ger 31,33-34 I lett. V dom.). Anche se per la rivelazione fatta da Pietro negli Atti degli Apostoli sappiamo che non vi è altro nome sulla terra con cui è stabilita la salvezza se non quello di Gesù (cfr. At 4,12), anche se agli apostoli è data la possibilità di vedere direttamente la gloria di Dio nella trasfigurazione di Gesù (cfr. Mc 9,2 vangelo II dom.), la Parola di Geremia e di Gesù ci danno la certezza che a tutti gli uomini, di qualsiasi cultura e credo, è data la possibilità di incrociare il mistero di Dio e dell’esistenza e di raggiungere la gloria che Dio ha stabilito per l’intera creazione, se ascoltano la voce di quella legge naturale che parla nella coscienza di ogni uomo.

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere, e parlava del tempio del suo corpo (Gv 2,19-21 vangelo III dom.): questo è il vero mistero della divinità e dell’esistenza, un mistero che non possiamo rinchiudere in un tempio, fosse anche il tempio di Gerusalemme o la basilica di S. Pietro. Il Corpo di Cristo è il grande mistero e in esso è rinchiuso tutto il mistero di Dio, dell’uomo e dell’intera creazione. Per questo ad un uomo pagano, Ciro, il re di Persia, il Signore, Dio dei cieli, comanda di costruirgli un tempio in Gerusalemme (2Cr 36,23 I lett. IV dom.); e per questo la Chiesa, nel nome di Cristo, si “arroga” il diritto di parlare in tutti i tempi a tutti gli uomini.

L’umanità da sempre è tentata di fare della casa del Padre, cioè del tempio di Dio che è l’uomo, la vita, l’intera creazione con i suoi misteri, un luogo di mercato (Gv 2,16 vangelo III dom.), una compravendita gestita con le logiche umane e che trova l’unico suo senso nelle cose terrene. Ma un arcobaleno teso nel cielo, cioè la bellezza e lo splendore dell’intera creazione, ci interrogano continuamente. A volte proprio questa bellezza ci spinge, come gli apostoli di fronte alla trasfigurazione di Gesù, a dire egoisticamente “E’ bello per noi stare qui”! E ci costruiamo le nostre personali tende (cfr. Gv9,5 vangelo II dom.). Ma il mistero dell’esistenza che esplode in tutta la creazione non può essere rinchiuso in una tenda, né può essere barattato ad un mercato.

Il regno che siamo chiamati a costruire è un’umanità degna di tutto lo splendore e la gloria che rifulgono nell’intera creazione, un’umanità che è il vero tempio di Dio e in cui ogni uomo potrà riconoscersi. Questo è il tempio che Ciro ci invita a costruire e che Cristo ha mostrato nella sua vita morte e resurrezione in tutto il suo splendore.

Chiunque di voi appartiene al suo popolo il suo Dio sia con lui e parta! (2Cr 36,23 I lett. IV dom.), per costruire insieme quell’umanità che attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (cfr. Rm 8,19).

                                                                      

                                                                          Buona Pasqua!!!