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           aziente e misericordioso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” (Salmo 145): sono le parole che Dio rivelò a Mosè.

 Un Dio tenero, buono, che si china sulle creature umane con un rapporto d’amore e di pietà.

Se questa è la realtà divina qual è la nostra personale risposta a tale realtà?

                            

Gli atei vivono nella convinzione che tutta la realtà sia un nulla che deriva dal nulla. Ma dal nulla nasce il nulla! Non può il nulla produrre l’esistenza perché, se la producesse, non esisterebbe più, sarebbe distrutto dalla stessa esistenza. O esiste il niente o esiste quello che esiste . Dove è collocabile il nulla? Solo nella dimensione spazio-temporale, anch’essa creata, e precisamente nel momento in cui l’universo non esisteva: prima di esistere ogni realtà creata, c’era il “niente creato” ma non l’esistere di Dio, del Creatore.

Il nostro attuale papa, Benedetto XVI, sta ripristinando le basi della metafisica proprio a partire dalla creazione e ha ripreso i concetti di base della genesi della creazione.

Gli scienziati, calcolando la velocità d’espansione dell’universo, fanno risalire a 13,7 miliardi di anni fa il big bang, questa meravigliosa esplosione di ordine, di leggi, di bellezza. Cosa c’era prima di quest’esplosione che ha dato origine ad ogni cosa? C’era la Sapienza creatrice e ordinatrice, afferma la Scrittura. Come architetto stava alla sua presenza, quando Egli tracciava un cerchio sull’abisso, è scritto

(cfr. Proverbi 8,27).

Meditiamo 
insieme Prima della creazione c’è un progetto, un Architetto, c’è Qualcuno che l’ha pensata, c’è un Pensiero; prima della creazione c’è il Logos. Chi ha creato l’uomo, che è il vertice della creazione, volete che non sia una realtà personale, intelligente, capace d’amare? Chi ha creato l’udito, l’occhio volete che non senta, non veda? Tutto ciò che è conoscibile di Dio lo è attraverso la realtà che ci circonda attraverso l’uomo e, in modo speciale, attraverso il Figlio suo, il Verbo di Dio fatto uomo.

 

“In principio era il Verbo”, scrive Giovanni nel suo prologo. “Io sono”, rivela Dio a Mosè, “Io sono colui che sono” (cfr Es 3,14.),  ε̉γώ  ει̉μὶ “Io sono”, dice di sé Gesù (cfr.Gv 8,57 ), Io sono l’Esistente: una realtà che sa di esistere. Una definizione unica, irripetibile che ci mette in condizione di vedere nel Verbo il principio e la fine di tutte le cose, l’alfa e l’omega. Questo principio e fine di tutto è al di sopra di ogni realtà creata: è un principio fine a sé in cui nessuno può interferire. Ma qual è questo principio e fine dell’azione? Gesù, rivelazione piena della divinità, ci ha manifestato la Trinità: il principio dell’azione è la generazione, la fine dell’azione è l’identificazione del Padre che si riconosce nel Figlio e del Figlio che si riconosce nel Padre. Questo movimento, che chiamiamo “procedere” dello Spirito Santo, non è un meccanismo ma un dono di Persone: i Due si cedono l’uno all’altro nello Spirito d’Amore e si conoscono identificandosi l’uno nell’altro, quasi smarrendosi nell’altro. Pur restando se stessi diventano una sola cosa: Dio Uno e Trino, come tre fiamme si fondono in una. In questo movimento eterno il Padre genera il Figlio, una generazione di Uno pari a Se stesso, e lo Spirito Santo procede dal Padre al Figlio, un Amore che intercorre e pervade il Padre e il Figlio. Il Figlio generato ha in sé tutta la pienezza della Divinità ed esprime anche la sua realtà in tutta la creazione,che in quanto immagine del Logos porta in sé l’impronta della Sapienza (Sapienza creata), dando la sua impronta sapiente in tutto il creato e donandosi totalmente a noi. Questa testimonianza si manifesta sotto forma di leggi, di bellezza, di tante cose che incantano l’uomo semplice, l’uomo biblico, l’uomo che ricerca la Verità. Questa testimonianza si manifesta pienamente nell’uomo creato a immagine di Dio e nell’Incarnazione di Dio.

La Realtà Trinitaria non ha né luogo né spazio, dimensioni prettamente umane, è una realtà che trascende assolutamente. Ma allora: dove abita Dio?, ci chiederemmo. Noi parliamo di luogo, dimensioni… ma la casa di Dio è infinita, è Dio stesso!

 

                                 Entrare in Dio: questo è il luogo, lo spazio; entrare il Lui perché è lampada, casa; entrare il Lui perché è tutto in tutti. Entrare in Lui per essere deificati: questo è il top dell’esistenza.

Dio si china sulle creature con un rapporto d’amore, di pietà, di bontà ma il rapporto tra Dio e l’universo è di una maestà infinita, potremmo paragonarlo al rapporto tra un grattacielo e l’uomo. L’universo è come polvere sulla bilancia, come i granelli sulla spiaggia del mare, come una goccia del secchio, dirà un Salmo. Ma questa goccia è permeata dalla presenza di Dio, Egli è dentro, fuori, dappertutto. In Lui viviamo, ci muoviamo, esistiamo, dice S. Paolo (cfr. At.17,28), in Lui siamo principio e fine: abbiamo origine da Lui e finiamo in Lui. La creazione non cade nel nulla, certo necessita di purificazione a causa del peccato, perciò S. Paolo dirà che la creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio(cfr. Rm 8,19).

E neanche il passato è distrutto in Dio, ritorna ad essere nella mente di Dio un eterno presente: ciò che scriviamo nel tempo è scritto nell’eternità. Né passato né futuro esistono in Dio, in Lui tutto è solo presente. Impariamo questa coniugazione del tempo con l’eternità, impariamo a vivere ogni momento presente alla luce dell’eterno. Vivendo nella dimensione spazio-temporale, a noi spetta fare le scelte preziose, non come figli degeneri, ma come figli di un Padre buono, paziente, lento all’ira, ricco di grazia e misericordia, un Padre che con tenerezza si espande su tutte le creature.

Dobbiamo avere un’idea dell’esistenza che trascenda ogni pensiero terreno per assaporare e adorare Dio nella sua dimensione spirituale: Spirito, Verità, Amore. Adorare con l’intelletto, la volontà e l’affetto; con tutta la mente, il cuore, le forze; vivere nella verità, cercare e ragionare nella verità. La nostra intelligenza rivolta a Dio, la nostra volontà per compiere la volontà di Dio, il nostro amore per amare nello Spirito Santo e fare tutto per amore di Dio.

 

Cosa chiede da noi questa Sapienza Creatrice e ordinatrice se non l’umiltà  che ci permetta di riconoscere che la realtà, in fondo, è un Esistente con una Esistenza personale, non una cosa, una forza, un’attività ma  Persone a cui ci si può rivolgere con un “tu”? Cosa ci chiede se non di essere riconosciuto come Fratello, Amico, Padre e Sposo? Cosa ci chiede se non di riconoscere che tutto è passeggero, che ciò che conta è amare, servire, donare la propria vita e seguire questa Sapienza che è finita in croce per amore, che non ha desistito dallo svolgere la sua azione riparatrice sull’universo e sulla realtà menomata dal peccato trovando, proprio con la sofferenza causata dal peccato e in nome di quella giustizia che merita di punire il peccato, il rimedio per salvare tutta la creazione? Questa Sapienza Creatrice che i cieli dei cieli non possono contenere si è fatta uno di noi perché nessuno possa dire: “Dov’è Dio? Nell’alto dei cieli o nelle profondità degli abissi?”. E’ un Dio a portata di mano che si fa toccare, conoscere, vedere in ogni figlio dell’uomo, tanto più nei deboli e nei piccoli. Non è un Dio che vuole rimanere nascosto, vuole espandere il suo Regno, non un regno di nobili e di caste che si  manifesta in modo clamoroso. Nella stessa Chiesa, anche se c’è una gerarchia di  persone con diversa responsabilità, il capo è il servo dei servi: è una piramide rovesciata e chi si trova al vertice deve sopportare sulle sue spalle il peso della piramide della Chiesa, come abbiamo visto in Giovanni Paolo II. Il primo deve essere l’ultimo e il servo di tutti, il Regno di Dio è basato sul servizio.

Quanto è grande il mistero di questa Sapienza che privilegia i piccoli, gli ultimi, coloro che non si mettono in prima fila. Quanto è grande questo Regno di Dio che entra nel mondo con passo felpato, tanto che nessuno se ne accorge. Entra nella notte in una squallida grotta di Betlemme, nel grembo di un’umile Donna; viene povero tra i poveri. Lo aspettavano in maniera esaltante, Egli viene in modo dimesso e se ne va in maniera obbrobriosa.

 

            Questa è la Sapienza di Dio che è più grande di ogni sapienza terrena perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio (cfr 1Cor 3,19). Vogliamo andare dietro la sapienza di questo mondo o seguire la Sapienza che ci insegna la strada? “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (cfr.Gv 14,5) ): seguire Gesù è sapienza per gli uomini, vivere come è vissuto Lui è vero cammino di salvezza. Non lasciamoci trastullare dal nostro io, dal nostro egoismo che accelera sul nostro orgoglio e ci chiude in noi stessi. Apriamoci per amore di Dio e dei fratelli, come diceva la beata Eurosia, mamma Rosa, (una madre di famiglia da poco beatificata nella diocesi di Vicenza): “Come mi è di consolazione sapere che qualunque cosa facciamo ad uno dei nostri fratelli la facciamo a Gesù. In vista di questo vorrei dare tutta me stessa per loro!”.

Impariamo anche noi qualche briciola di questa Sapienza di Dio che attraverso la Chiesa, i sacerdoti e in mille altre modi ci spinge a considerare e a vivere questi insegnamenti. Impariamo una buona volta a non correre di qua e di là ma a restare fermi e operosi nella Sapienza perché, in ultima istanza, Maria, la Madre della Sapienza, così dice ai suoi figli: “Fate quello che Egli vi dirà”! (cfr.Gv 2,5). Una volta che abbiamo conosciuto e saputo, facciamo quello che Egli ci dice e in questa sequela Christi troveremo la santificazione.

                                                                                                                               

                                                                             Padre Giuseppe