Meditiamo ,insieme 

 

 

 

 

 

 


“Non ti presenterai davanti al Signore a mani vuote”.

 

Il Signore vuole che portiamo i nostri frutti.  Quali frutti? Quelli maturi. Quali sono i frutti maturi che vuole il Signore? Quelli della carità!  I frutti si dischiudono con la mitezza: “Prendete esempio da Me, che sono mite e umile di Cuore”. I fiori, che porteranno frutti, si generano nell’humus, nell’umiltà. Per piantare il seme occorre che ci sia l’humus, la terra, il seme porterà il fiore e questo il frutto. Alla base, quindi, per portar frutti deve esserci l’umiltà, il terreno fertile che permette al seme della Parola di attecchire e produrre il fiore che si dischiude sotto il tepore della mitezza, che risponde al male con il bene; all’ira con la pazienza, con la bontà, con la fedeltà. I frutti per maturare richiedono il calore del sole. I frutti della Carità per maturare richiedono il calore dell’Amore di Cristo nostro Signore. Se i frutti maturi sono per il Signore, noi ci impegneremo per questo, anche se non vedremo i risultati delle nostre fatiche perché come dice la Parola del Signore: - c’è chi semina e c’è chi raccoglie, ma alla fine di tutto ci sarà l’incontro tra chi ha seminato e chi ha raccolto. A noi tocca contribuire, con la buona volontà, alla realizzazione di questi frutti. Come dice ancora San Paolo: - Paolo semina, Apollo irriga, ma è Dio che dà l’incremento; né chi semina né chi irriga è qualcosa, ma è Dio che fa crescere.

Anche le opere, le vocazioni, sono frutto di semina, di irrigazione, ma in ultima istanza è Dio che produrrà il frutto. Quindi nulla da attribuire a noi stessi. Alle volte noi non vedremo neppure i frutti del nostro impegno, ma gli insegnamenti della Chiesa, del Vangelo, ci spingono alla considerazione che tutto quello che noi faremo di bene, sarà scritto sui libri eterni della vita e porterà sicuramente il suo frutto, il frutto di vita eterna. Mai scoraggiarsi, quindi, quando i frutti del nostro impegno non arrivano o non si vedono. “Se il chicco di grano non muore, non porta frutto”, Gesù e i Santi ce ne danno un valido esempio!

Ti presenterai, dunque, davanti al Signore non a mani vuote e per riempire le mani, bisogna raccogliere senza scartare nemmeno le piccole cose di ogni giorno. Il vero raccoglitore di olive, se vuole produrre dell’olio, raccoglie le olive una per una perché sa bene che ognuna di quelle olive contribuirà con le altre alla produzione di un liquido meraviglioso che serve per la mensa e addirittura per ungere i cristiani! Quando usiamo l’olio, non pensiamo al sacrificio costato né alle singole olive che hanno contribuito alla produzione di quel olio che allieta la nostra mensa.

 

Così è per le opere di Dio: ogni piccolo gesto, ogni piccolo atto, raccolto per via e offerto al Signore nella giornata, contribuisce al bene della comunità. Se pensiamo alla mensa Eucaristica, consideriamo quanti chicchi di grano e acini di uva hanno contribuito alla realizzazione del Pane e del Vino! Ogni chicco di grano di per sé è insignificante, magari disprezzato, nella sua singola realtà rispetto al pane, ma lo stesso pane è formato da tanti di quei singoli disprezzati, umili, chicchi di grano. Ragion per cui ogni chicco può dire: - Io sono il tuo Pane, non sono un niente, ho contribuito, nella mia piccola parte, a quel pane che è per il bene tuo e di molti! Anche il piccolo chicco insignificante ha in sé racchiusa la ricchezza di tutta la realtà del pane. Il chicco di grano, con la sua morte, produce frutto, a volte il 30, a volte il 60, a volte il 100, quel seme con la sua morte, è moltiplicato. Così è per il cristiano, ogni suo piccolo insignificante atto di amore porta molto frutto. Noi disprezziamo il piccolo insignificante gesto di umiltà perché vogliamo vedere subito i frutti, ma non pensiamo che quei frutti, così gustosi, così buoni, così pieni di aiuto per l’umanità, sono il risultato di tanti piccoli gesti partecipanti alla pienezza del frutto. Così dobbiamo pensare della Chiesa: nessuno deve sentirsi insignificante, perché anche un solo cristiano che muore in Cristo Gesù è ricchezza, moltiplicazione per quelli che restano. Mai disprezzare i singoli umili atti della giornata, raccogliamoli e alla fine della vita non ci presenteremo a mani vuote davanti a Dio. A nostra insaputa, il Signore raccoglierà da noi un sacco pieno in quanto avremo deposto nel tesoro della Chiesa i nostri umili atti quotidiani!  

Ogni giorno è posto nelle nostre mani per poter raccogliere frutti di vita eterna.

                 Le piccole difficoltà della vita di ogni giorno sono come la manna nel deserto: è una manna del Cielo quella che ci cade e che va raccolta per produrre la misura di un giorno. Ad ogni giorno basta il suo affanno: la misura di un gomer, come la manna per gli Israeliti. Chi ne vorrà raccogliere di più, non ne avanzerà; chi ne raccoglierà di meno, non ne mancherà. L’affanno di ogni giorno è la misura che Dio ha stabilito per noi, e quella misura non supererà le nostre forze. La misura sarà quella di un gomer a testa, quella che serve a ciascuno di noi. Quindi raccogliamo questa manna, sparsa per terra. Chiniamoci a raccogliere anche le più piccole cose come la carta da terra. Impariamo a raccogliere le piccole sofferenze quotidiane e offriamole al Signore, soprattutto quelle che toccano il nostro io. Quando siamo feriti nel nostro io vorremmo reagire e colpire con aculei velenosi chi ci ha punzecchiato, vorremmo mostrare, come gli scorpioni, tutta l’acredine del nostro io ferito, nell’intimo serbiamo rancore, vendetta e questo ci porta pian piano a disperdere ciò che invece andava messo nel sacchetto che raccoglie frutti per l’eternità. Succede quello che disse il profeta: avete lavorato, ma non avete messo nulla da parte, avete seminato, ma non avete raccolto, avete lavorato, ma avete messo il salario in un sacchetto forato, sì che alla fine non si raccoglie niente, tutto disperso! Riflettiamo su questo, oggi più che mai per non presentarci davanti al Signore a mani vuote.  

 Presso Dio niente è senza valore né senza significato, i piccoli chicchi di grano, i piccoli acini di uva, formano uniti una piccola grande realtà per l’uomo: il pane, il vino. Ma Dio, nella sua onnipotenza, trasforma ancora queste piccole umili particelle in una realtà superiore allo stesso pane e allo stesso vino, con la transustanziazione trasforma la sostanza di quegli umili doni che gli offriamo nel Corpo e nel Sangue di Cristo, Egli in cambio di questi umili doni ci dà Se stesso (cfr Liturgia).

 

Le nostre piccole quotidiane mortificazioni, sofferenze, gioie, dolori, offerti al Signore, come quei piccoli chicchi di grano e acini di uva, subiscono una trasformazione prima, e un’elevazione dopo: diventano essi stessi partecipi del Corpo e Sangue di Cristo, perché partecipi della Sua stessa Passione, vale a dire da gesti umani sono trasformati in gesti divini: un sorriso umano diventa divino, un’umiliazione umana diventa divina, una piccola sofferenza nella nostra mente, nel nostro cuore, nella nostra psiche, nella nostra anima, diventa partecipazione alla Passione di Cristo. Questo è reso possibile per l’incarnazione di Nostro Signore, perché Egli ha fatto di tutti noi una cosa sola, il Suo Corpo mistico. Ognuno di noi è parte del Suo Corpo, di cui Egli è il Capo. Se siamo peccatori, agiamo sulle Piaghe; se siamo buoni, agiamo sul Corpo Risorto! In un modo o nell’altro, l’azione di ogni singolo uomo è capace di arricchire o depauperare il Corpo mistico di Cristo, che è la sua Chiesa, di apportare o di sottrargli gloria, onore, gioia, ricchezza. Stando così le cose se guardiamo a tutte le nostre inadempienze, ai nostri peccati, a tutto quello che abbiamo combinato nella vita finora, verrebbe da scoraggiarsi, ma con San Paolo diciamo: - Dimentichi del passato corriamo verso il futuro pieno di gioia, di speranza, perché Colui che ci ha riscattati e mirabilmente trasformati in creature nuove, non guarda al nostro passato, a quello che siamo stati, ma a quello che siamo e che vogliamo essere. Egli guarda alla novità, all’uomo nuovo, alla donna nuova, che si realizza in ciascuno di noi, secondo la potenza dello Spirito Santo.

 

Non stiamo a guardare l’annata passata, ma quella che viene, come fanno i contadini i quali sperano sempre che l’annata futura sarà migliore di quella passata. Benedetto XVI, il Buon Pastore ci insegna, con l’enciclica Spe salvi, che la salvezza viene anche dalla speranza, che la speranza stessa è salvezza, perché sperando contro ogni speranza noi viviamo la parte più grande e più bella della nostra fede: la confidenza, il “ Gesù, confido in Te”, cioè la misericordia divina che prevale sulla giustizia e che diventa per noi sorgente di novità di vita, di ripresa, di nuovo cammino, di liberazione, e quindi di rinnovata speranza nel futuro, che porterà sicuramente frutti di vita eterna. Nulla è senza valore e senza significato: le più piccole cose hanno un grande valore se arricchite dalla potestà divina, dalla Grazia divina, dalla fiducia in Colui che trasforma gli umili chicchi in pane, in vino, e transustanzia le umili realtà del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue. Sentiamoci anche noi inseriti nel Corpo mistico di Cristo, soprattutto nel momento della Santa Messa, non come elementi insignificanti, perché presso Dio, infatti, niente è senza valore né senza significato. Tutti dobbiamo avere la convinzione e il conoscimento che siamo un significato non solo per noi ma anche per gli altri, siamo, cioè, contenitori e contenuto stesso della Parola di Dio, come ha detto Nostro Signore: - Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo che questi miei fratelli, l’avete fatto a Me. Nessuno è senza significato e senza valore perché tutti abbiamo come significato e valore Cristo, Dio stesso.

                                                                                         

                                                                                             Padre Giuseppe

 

Ave Giuseppe

figlio di Davide

scelto dal Padre

custode del Figlio

tu sei benedetto

tra gli uomini

e benedetto  e’ il tuo amato Gesu’

giusto tra i giusti

             sposo di Maria
prega per noi peccatori .   Amen.